Lunedì, 03 Settembre 2012 14:34

La crisi congiunturale e gli odontoiatri

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FONTE : NOTIZIARIO DELL’ORDINE DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI VENEZIA - N.3 DEL 15 SETTEMBRE 2011

 

L’indagine promossa dalla CAO veneziana sulla professione odontoiatrica vuole verificare se l’effetto della crisi economica si avverta sul nostro territorio così come sembra aver investito 

l’odontoiatria a livello nazionale. 

Appare chiaro che gli italiani stanno trascurando la salute della propria bocca a causa della crisi economica che ha ridotto il potere di acquisto e ha prodotto conseguenze e ricadute anche sulla professione odontoiatrica. 

Il dato nazionale è impressionante: nel 2010 gli studi dentistici hanno fatto registrare 2,5 milioni di accessi in meno ovvero almeno 1,8 milioni di italiani si è dimesso da paziente. E i primi riscontri dell’anno in corso sono ancora più preoccupanti e segnalano un ulteriore 30% in meno di visite. 

Le risposte dei colleghi veneziani al questionario danno una visione meno drammatica, nella quale i più giovani hanno mantenuto le posizioni dello scorso anno, mentre gli odontoiatri over 50 registrano una flessione delle presenze in studio e del fatturato. 

Rispetto a tale scenario gli onorari della maggior parte dei dentisti intervistati sono rimasti invariati dal 2009 in poi, con fenomeni addirittura di contrazione degli stessi, nonostante un incremento dei costi di gestione dello studio ed il tentativo di ridurre tutte le spese non essenziali ed il numero dei dipendenti. 

Molteplici possono essere i fattori di questa crisi. L’affermarsi di una cultura della prevenzione ha giocato un ruolo importante in questo processo recessivo, in quanto ha ridotto notevolmente la necessità di cure odontoiatriche nella nuova generazione. 

La crisi economica, poi, ha concentrato le risorse disponibili nelle mani di una porzione ridotta della popolazione, soprattutto nelle zone industrializzate del Nord Est, dove si è percepito più forte il calo del potere di acquisto di quella classe media che rappresentava la fonte maggiore di reddito e di lavoro per la classe odontoiatrica. Tale situazione dipende anche dall’imprenditorialità delle strutture, tant’è che ha coinvolto non solo gli studi dentistici ma anche i laboratori odontotecnici ed il calo indicato non è esteso trasversalmente ma riguarda in particolare le piccole strutture e la generazione degli “over 50″. 

Da segnalare inoltre, nelle nostre zone, la concorrenza dei low-cost locali e d’oltre confine. 

Tutto ciò ha costretto gli odontoiatri a mettere in campo obiettivi di riqualificazione e aggiornamento: offrire terapie sempre più specialistiche ed innovative, investendo in nuove tecnologie diagnostiche, terapeutiche e di produzione protesica: la Radiografia 3D, i nuovi sistemi di Chirurgia Guidata, l’Implantologia a Carico Immediato ed il CAD-CAM. 

Di contro, il raggiungimento di questi traguardi ha richiesto la specializzazione ad alto livello nelle singole branche e la necessità di un aggiornamento scientifico costante ed ha reso indispensabile l’aggregazione in équipe di un numero maggiore di professionisti. 

Si è assistito, pertanto, alla nascita di centri odontoiatrici polispecialistici in grado di offrire sia le attrezzature tecnologiche d’avanguardia (eccessivamente costose per un singolo studio 

dentistico), sia tutte le figure professionali in grado di soddisfare l’odierna vasta gamma di 

esigenze del paziente. 

Alla luce di molti fattori, quindi, possiamo parlare più di “crisi del modello professionale” che 

di “crisi professionale”, nei confronti dei modelli finora noti, in uso nel passato recente. 

In effetti, la mutazione in atto coinvolge maggiormente i dentisti meno giovani, mentre coloro

che si accostano ora al lavoro si adeguano più facilmente al nuovo status professionale. 

Soprattutto in ambito odontoiatrico l’essenza stessa della professione non consente “forme di 

riciclaggio” lavorativo e, infatti, si parla sempre più di una professione di mantenimento. 

Del resto un dentista non si può riciclare facendo altri lavori e le prestazioni che vengono a mancare sono quelle a maggior valore (e reddito) aggiunto come le riabilitazioni protesiche o l’implantologia. Oggi più che mai, dobbiamo renderci conto della situazione in essere, di fronte alla quale dovremmo proporci in modo nuovo rispetto al cittadino-paziente, valorizzando il rapporto fiduciario con lo stesso, investendo nella propria professionalità e nelle proprie infrastrutture. 

Anche perché, pur vedendo i propri redditi restringersi, il pubblico potrà al più rinviare nel tempo le cure, allungare i tempi del loro pagamento, valutare le proposte di più dentisti alla ricerca di quella che gli sembrerà migliore nel rapporto qualità/prezzo/servizio, ma non potrà 

ridurre per sempre il suo bisogno di prestazioni come invece è possibile per altri beni e servizi. 

E se, come risulta dall’indagine condotta, alcuni studi vedono crescere i loro numeri a scapito di quelli che si contraggono, oggi questo fenomeno sembra più intenso e ciò fa pensare che, alla fine della crisi, le posizioni economiche relative ai professionisti di una zona potranno essere profondamente diverse da quelle attuali. Dobbiamo, infatti, aspettarci una diminuzione, dovuta a chiusure ed accorpamenti, sia del numero di esercenti la professione sia degli studi presenti sul territorio. 

Così, se in tutta la provincia il mercato si restringe, aumentano le forme di esercizio professionale supportate da società di capitali e franchising. 

Insomma, se una volta l’odontoiatria privata era monopolio del dentista, ora le iniziative «capitalistiche» si moltiplicano usando mezzi che il professionista tradizionale non conosce: la pubblicità, i negozi al piano terra, l’offerta di prestazioni gratuite. 

Anche lo Stato è diventato concorrente tramite le Asl pubbliche e le sedi universitarie che, per 

aiutare il proprio conto economico, intercettano pazienti potenzialmente appannaggio della libera professione. Ed in questa situazione di mercato selvaggio cresce anche l’abusivismo, poiché si esercita la professione negli studi senza averne il titolo o magari con un giovane dentista come prestanome. 

La mia impressione è che gli odontoiatri non siano più riconoscibili grazie ad un ruolo chiaro 

e ad un’identità definita e che i compiti che svolgono non siano più riconosciuti da tutti come un servizio di valore, tant’è che le prestazioni offerte in paesi oltrefrontiera sembrano più appetibili, pur trattando la salute come pura merce. Credo che, oggi più che mai, un’evoluta comprensione dei fatti finanziari, fiscali ed economici della propria attività, unita a validi strumenti gestionali (purchè ben sfruttati), siano le sole cose che ci possono aiutare. 

Senza queste nuove facoltà, quindi, ogni progetto di crescita clinica, tecnologica o di marketing perderebbe di senso, perchè sarebbe intrapreso su basi emotive, non sapendo se lo si poteva sostenere, se era adatto alla situazione, se ha davvero reso. 

Si assiste sempre più oramai alla scelta, da parte del paziente moderno, dello studio odontoiatrico a cui affidarsi o di di accettare le cure, di approvare il preventivo, di continuare il rapporto o di seguire un programma di igiene orale, non basata sulla validità clinica del dentista, ma sulla percezione soggettiva della qualità ricevuta. Di questi processi di perenne valutazione e conferma della scelta fatta fanno parte integrante i comportamenti del personale ausiliario oltre a quelli del professionista e la fidelizzazione del paziente è quindi variabile dipendente dai comportamenti tenuti dal team. 

In questo momento di crisi penso si possa affermare che il vecchio modello di rapporto medico- paziente di tipo paternalistico, in cui il medico prescrive ed il paziente obbedisce, sia ormai superato. 

Lo scenario dell’immediato futuro sarà allora caratterizzato da un buon numero di professionisti che avranno a disposizione un più ampio bacino di clientela, ma che, per ottenere, mantenere e soddisfare questo flusso, dovranno essere capaci 

di mettere in campo un marketing veramente innovativo: alta qualità nella scelta e nell’esecuzione delle cure da proporre ai loro pazienti, prezzi assai contenuti, dilazioni negli incassi più spinte. Il premio, per chi saprà ben interpretare questa nuova prospettiva, sarà, al momento della ripresa, il trovarsi più forte e più adatto ad affrontare un futuro nel quale la competizione per la clientela è e sarà sempre in aumento. 

Giuliano Nicolin 

Read 5399 times Last modified on Giovedì, 11 Ottobre 2012 14:14
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